Sviluppare un buon suono sullo strumento – Parte II “Intonazione”

Continuiamo con la seconda parte, spero che i commenti e le riflessioni fatte sin ora siano state utili e realmente costruttive.
Nell’articolo precedente abbiamo analizzato a grandi linee le caratteristiche da prendere in considerazione per ottenere un buon suono sullo strumento, vedremo adesso in maniera più approfondita, come ogni singola qualità possa essere migliorata con uno studio approfondito, partiremo dall’INTONAZIONE.

Principi Generali
Per stabilizzare la nostra intonazione è bene capire quando un suono risulta crescente o calante, bisogna quindi allenarsi nel riconoscere i battimenti. Procediamo per gradi e  vediamo da dove nascono e come si generano esponendo alcuni semplici esempi di fisica acustica nel video che ho realizzato:

Dapprima vengono proposti i tre suoni singolarmente, e si può facilmente notare dal grafico che appartiene ad ogni oscillatore come le tre forme d’onda sono perfettamente identiche tra loro, dalla loro sovrapposizione alla stessa frequenza, si ottiene una forma d’onda identica, ma di ampiezza ( volume ) più elevata; non appena vengono sfasati gli oscillatori si ottengono tre differenti forme d’onda che sovrapposte tra di loro ci danno un grafico che presenta molte irregolarità. Nell’immagine sottostante le tre onde sovrapposte.

Questo è già semplicemente percepibile ad orecchio su tre suoni puri ( per approfondimenti sul suono puro http://it.wikipedia.org/wiki/Suono_puro ) immaginate quindi cosa avviene sulla sovrapposizione di suoni generati da strumenti musicali ricchi di armonici come il sassofono.

L’intonazione sul sassofono

Prima di passare all’applicazione tecnica di esercizi e studi per migliorare l’intonazione vediamo nell’immagine sottostante come si comportano tendenzialmente le note sul sassofono:

Per studiare in maniera corretta l’intonazione il modo più semplice comodo e veloce è quello di usare un accordatore o intonatore. Lo si accende e si verifica se la nostra nota è intonata o meno. L’uso dovrebbe essere abbastanza intuitivo si guarda la lancetta messa in posizione centrale o la luce verde che ci indica la correttezza del suono emesso; ma se questo metodo può essere di aiuto ad un professionista, poichè velocizza e di molto la fase di accordatura dello strumento, è il modo meno indicato per uno studente che deve sviluppare il proprio suono e orecchio per migliorare il controllo dell’INTONAZIONE.

Il consiglio che do sempre ai miei alunni è quello di cantare, non serve saper eseguire tutto il primo atto di Bohème, ( cito quest’opera perché adoro Puccini ) ma basta esercitarsi anche in una singola ottava, dapprima aiutandosi con un pianoforte/tastiera ed in seguito cercando di cantare gli intervalli senza riferimento sonoro ( a cappella ) controllandone poi l’esattezza con il pianoforte. Iniziare con intervalli di unisono, quarta, quinta e ottava per passare poi ad intervalli di terza e sesta e successivamente minori aumentati e diminuiti, questo ci permette di sviluppare in una maniera impressionante la nostra qualità di ascolto e selezione delle frequenze di un suono, oltre a sviluppare quello che viene definito orecchio interno (approfondimenti su acustica orecchio ecc… http://fisicaondemusica.unimore.it/Pagina_principale.html).

Traslando queste modalità di studio sul sassofono possiamo eseguire una serie di note controllando con uno strumento ad accordatura fissa che quelle emesse siano intonate, per fare questo  bisogna ascoltare attentamente i due suoni sovrapposti. Se dalla sovrapposizione si sentono delle oscillazioni vuol dire che il nostro suono non è perfettamente intonato, per capire se si è crescenti o calanti si può provare ad allargare o stringere l’imboccatura ottenendo i seguenti risultati :

  • Imboccatura che si stringe aumento delle vibrazioni, il nostro suono è crescente
  • Imboccatura che si stringe diminuzione delle vibrazioni, il nostro suono è calante
  • Imboccatura che si allarga aumento delle vibrazioni, il nostro suono è calante
  • Imboccatura che si allarga diminuzione delle vibrazioni, il nostro suono è crescente

La regola generale è che si è crescenti bisogna tirar fuori il becco dal chiver mentre se si è calanti bisogna mettere dentro, ovviamente non è possibile fare questo ad ogni nota, sarebbe impensabile, ecco perchè dobbiamo imparare a controllare l’emissione di ogni suono e saperlo “gestire”, una volta che abbiamo ad esempio accordato su una nota standard.

in merito all’accordatura standard io preferisco far accordare con il La 440/442 Hz c’è chi preferisce far accordare sul Sib, non credo ci sia molta differenza l’importante è il controllo dello strumento in tutta l’estensione.

Vorrei ricordare inoltre che l’altezza del La3 440hz è regolamentata in Italia da una legge ordinaria dello stato LEGGE 3 maggio 1989 , n. 170 del quale riporto per curiosità il primo articolo:

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
PROMULGA
la seguente legge:
Art. 1.
1. Il suono di riferimento per l’intonazione di base degli
strumenti musicali e’ la nota La3, la cui altezza deve corrispondere
alla frequenza di 440 Hertz (Hz), misurata alla temperatura ambiente
di 20 gradi centigradi.

Per verificare che l’intonazione sia corretta controllare l’accordatore dopo che si è eseguita la nota e non prima, l’accordatore deve fungere solo da strumento di verifica e non da facilitatore, il riconoscimento della corretta emissione dei suoni deve in primis essere assicurata dal nostro orecchio.

Ripetere l’esercizio base in tutti i 12 suoni della scala cromatica.

Un altro esercizio che ritengo utile e importante è il seguente:

Far eseguire tramite software un suono base, consideriamolo un bordone e al di sopra di esso eseguiamo tutte le note di arpeggio cercando di non creare battimenti. Ripetere l’esercizio in tutte le tonalità, ritengo che riuscire ad ottenere dei buoni risultati con gli esercizi presentati sia un buon inizio.
Se si ha comunque la possibilità di suonare insieme ad altre persone e quindi con strumenti reali è ovvio che sarà meglio e anche più utile, considerato che andremo a suonare con altri strumenti e non con i software.
Gli esercizi che si possono inventare partendo da quelli sopra esposti possono essere innumerevoli; giusto a completezza del discorso spesso mi ritrovo a dover far suonare più alunni contemporaneamente per varie esigenze, in quei casi ritrascrivo per loro dei semplici corali a due, tre o quattro voci.

Spero di essere stato utile anche se il discorso andrebbe ulteriormente approfondito, grazie e vi ricordo che lascio a tutti la possibilità di commentare previa registrazione al sito.

Grazie alla prossima settimana