Prima di tutto vi do il benvenuto in questa nuova sezione del sito nel quale pubblicherò articoli inerenti la didattica e il perfezionamento dello strumento, chiaramente basati sui miei studi e sulle esperienze maturate nel corso degli anni come docente di allievi privati e di allievi nei corsi ad indirizzo musicale delle scuole medie.

Parte I 

Sviluppare un buon suono, secondo la mia visione, non è riferito al “timbro” in se. La tipologia di timbro non è un fattore sufficiente a determinare la qualità suono (ad esempio il suono del sax classico è notevolmente differente da quello di Charlie Parker), anche se,  una corretta produzione del suono, passa attraverso alcune caratteristiche oggettive da prendere in considerazione.

In particolare, gli aspetti da prendere in considerazione per una buona esecuzione, si potrebbero riassumere in:

  • Intonazione, elemento che considero fondamentale. Una cattiva intonazione, infatti,  distrae dall’ascolto e risulta addirittura fastidiosa ad orecchie più esperte;
  • Pulizia, un suono che contiene “impurità” è indice soprattutto di cattivo controllo dello strumento e spesso pregiudica il parametro precedente causando instabilità nella vibrazione e quindi compromettendo l’intonazione;
  • Corposità, con questo termine intendo quella caratteristica che spesso viene sottovalutata e che potremmo ricondurre alla ricchezza di armonici. Si tratta di tutte quelle vibrazioni accessorie che sommandosi tra di loro permettono la generazione del timbro. Ad esempio: spesso, anzi quasi sempre, nell’ insegnamento  del sassofono, viene raccomandato di “soffiare” più forte se si vuole ottenere un suono più forte. Ciò è in parte corretto, ma se il soffiare più forte non è fatto nella maniera corretta porterà spesso ad un suono calante come intonazione e ad una sonorità molto stridula e fastidiosa.

Individuati gli aspetti su cui focalizzarsi per ottenere un buon suono, ecco alcuni consigli per indirizzare il proprio suono verso quanto detto fino ad ora:

Controllare l’intonazione non richiede particolari attività, la cosa più semplice è farlo con un accordatore elettronico ( ormai ne esistono per cellulari, computer tablet ecc… ) anche se il metodo maggiormente consigliato è quello di controllare l’intonazione con una tastiera ( meglio ancora se pianoforte acustico ovviamente accordato ) per due semplici motivi: il primo è che spesso capiterà di suonare insieme ad altri strumenti e quindi ciò permette di controllare l’intonazione con strumenti reali; il secondo è che, così facendo, l’orecchio stesso si sviluppa  e consente di evitare un controllo costante dato che le note e gli intervalli tra di esse verranno interiorizzati.

Per la pulizia bisogna innanzi tutto saper scegliere una buona ancia ( questo è un argomento che verrà approfondito in futuro ). Una volta effettuata questa scelta bisogna esercitarsi ad emettere una serie di note lunghe, su tutta l’estensione dello strumento e in una dinamica che va dal mp al pp, per verificare se il suono principale emesso ha delle impurità dovute a soffio di fondo, condensa o altro.

Il discorso che riguarda la corposità è più complesso poichè richiede un pò di esperienza nell’ascolto selettivo di frequenze. Sarebbe più indicato per i principanti o chi si è affacciato da poco allo studio del sassofono, farsi affiancare da un docente in quanto l’ascolto in maniera autonoma potrebbe non essere obbiettivo. Tenendo in considerazione una eventuale autosufficienza ( magari supportata da registrazioni audio ) bisogna emettere i suoni nei vari registri con dinamiche che vanno dal mf al ff cercando di capire se nel registro acuto si ottiene un suono molto stridulo e fastidioso, indicativo di una mancanza di armonici bassi, o, se il suono nel registro medio-basso, sembra soffocato, quasi in subtone, indicando una mancanza di armonici alti.

Nella seconda parte verranno illustrati degli esercizi che spesso utilizzo per risolvere queste problematiche.

Intanto vi ringrazio per la pazienza nella lettura e vi invito a contattarmi per chiarimenti.